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Conversioni da analogico a digitale

E’ diffusa la convinzione che tutto ciò che avviene in una telecamera o in una macchina da presa elettronica sia sempre il frutto di un processo digitale. Tutti i sistemi di ripresa elettronici utilizzano sensori per catturare le informazioni luce.

Indipendentemente dalla natura e dalla tecnologia del sensore, il processo di trasduzione, da valore luce a segnale elettronico proporzionale, è un processo analogico.

Immediatamente a valle del sensore un convertitore di tipo ADC (Analog to Digital Converter) traduce i livelli elettrici in un flusso dati (bit rate) composto da semplici sequenze di 1 e 0.

Il flusso di dati prodotto dal convertitore ADC è preso in carico da un processore DSP (Digital Signal Processor) che ha il compito di applicare al flusso di bit i parametri fondamentali che porteranno alla creazione dell’ immagine.

Qui la grande differenza con le macchina da presa digitali e soprattutto con la modalità di acquisizione RAW che non prevede nessun tipo di modifica dei dati acquisiti dal sensore.

Le informazioni di bianco, di sensibilità e di gamma sono registrate sotto forma di metadati e pertanto non hanno alcun effetto sul flusso digitale generato dal convertitore ADC.

Si tratta di algoritmi che modificano, secondo parametri customizzabili, il valore di bianco, il gamma e innumerevoli altre funzioni. Sempre attraverso il DSP è possibile operare alcune modifiche del colore matrice (Color Correction Matrix) raggiungibile via menu della telecamera.

Le modifiche realizzate con la matrice di colore sono molto più evidenti e invasive di quelle realizzabili attraverso le semplici procedure di bianco.
E’ pertanto necessario, se intendete modificare alcuni parametri della matrice, eseguire regolazioni potendo visualizzare strumentalmente gli effetti.

In questi casi è indispensabile l’ uso di un vectorscopio.

Parametri fondamentali di un immagine elettronica

In un sistema di ripresa WYSIWYG il prodotto della telecamera è immediatamente disponibile alla sua utilizzazione.

Ciò significa che l’ immagine deve rispettare precisi standard di riferimento per definirsi di qualità broadcast e diventare segnale idoneo alla trasmissione.

Se i parametri del segnale corrispondente alla nostra immagine sono entro i limiti stabiliti, il segnale viene definito legal video.

Se questo segnale resta entro i suoi parametri anche quando è visualizzato in un altro spazio colore, per esempio facendolo migrare in uno spazio RGB, allora il segnale è definito valid signal.

Le cose sono ben diverse quando il prodotto della nostra macchina da presa digitale è un flusso RAW. Anche l’ utilizzo di gamma Log pone fuori standard gran parte dei valori di riferimento, ma in questi casi si tratta di procedure relativamente più semplici realizzabili anche on set con software specifici.

Resta un principio: le macchina da presa digitali producono immagini non immediatamente utilizzabili, pertanto questa tecnologia è da considerarsi inadatta ai normali utilizzi televisivi. Visualizzare l’ immagine prodotta da una telecamera su un reference monitor perfettamente calibrato (preferibile di classe 1) può essere un buon punto di partenza.

Un occhio allenato può ricavarne non solo un’ impressione estetica (relativa al lavoro di illuminazione), ma anche una serie di indicazioni importanti sui rapporti di contrasto, sui livelli di ombre e delle alte luci, sul rumore e su altri fattori potenzialmente distruttivi. Tuttavia un efficace controllo non può prescindere dall’ utilizzo di strumenti di misura.

E’ possibile misurare i segnali in alcuni modi, alcuni di questi importati dalla fotografia digitale come istogrammi o la rappresentazione grafica delle zone di saturazione (clipping area) o di rumore (noise area).

Si tratta di strumenti di misura che rappresentano in forma diversa, rendendone più immediata e intuitiva la lettura, le informazioni relative alla luminanza e alla crominanza, da sempre misurabili con due strumenti: il monitor della forma d’ onda (wavefrom) e l’ analizzatore di colore (vectorscopio), i quali renderanno il lavoro del video maker e dell’ editor video qualitativamente accettabili dal punto di vista puramente tecnico. La parte creativa è tutta un’ altra storia e avverrà col tempo ed esperienze acquisite.